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Dal 4 al 16 Ottobre
Biblioteca delle Scienze Sociali – Mostra fotografica di Letizia Battaglia
Letizia battaglia è una grande fotoreporter italiana; inizia la sua carriera nel 1972, lavorando per il giornale palermitano L’Ora e per l’agenzia “Informazione fotografica” frequentata da Josef Koudelka e Ferdinando Scianna, dove si formano i fotografi Luciano del Castillo, Filippo La Mantia, Ernesto Bazan nonché la figlia Shobha. Nel 1974 si trova a documentare l’inizio degli anni di piombo della sua città, scattando foto dei delitti di mafia per comunicare alle coscienze la misura di quelle atrocità.
Suoi sono gli scatti all’hotel Zagarella che ritraevano gli esattori mafiosi Salvo insieme ad Andreotti e che furono acquisiti agli atti per il processo. Diviene una fotografa di fama internazionale.
Ma Letizia Battaglia non è solo “la fotografa della mafia”. Le sue foto, spesso in un vivido e nitido bianco e nero, si prefiggono di raccontare soprattutto Palermo nella sua miseria e nel suo splendore, i suoi morti di mafia ma anche le sue tradizioni, gli sguardi di bambini e donne (la Battaglia predilige i soggetti femminili), i quartieri, le strade, le feste e i lutti, la vita quotidiana e i volti del potere di una città contraddittoria. Letizia Battaglia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985, ex aequo con l’americana Donna Ferrato, il Premio Eugene Smith, a New York, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. Un altro premio, il Mother Johnson Achievement for Life, le è stato tributato nel 1999.
Ha esposto in Italia, nei Paesi dell’Est, Francia (Centre Pompidou, Parigi), Gran Bretagna, America, Brasile, Svizzera, Canada. Il suo impegno sociale e la sua passione per gli ideali di libertà e giustizia sono descritti nella monografia delle edizioni Motta: Passione, giustizia e libertà (lo stesso titolo di una sua mostra recente). Nel 2008 appare in un cameo nel film di Wim Wenders Palermo Shooting.
Martedì 12 Ottobre
Aula magna edificio D6. Polo delle Scienze sociali di Novoli
[9.30 - 12.30] “GLI SCASSAMINCHIA”
Non crediamo possa esistere il mestiere dell’antimafioso. Siamo convinti che la mafia sia un fenomeno sociale, prima ancora che politico ed economico, e che vada quindi combattuto dall’interno della società, portando avanti un’operazione di disgregamento della struttura mafiosa a partire dalle sue basi. Disgregare mettendo a nudo la mafia con tagliente ironia, come faceva Peppino Impastato, o facendo inchieste e scrivendo sulle colonne dei giornali, come facevano Giuseppe Fava o Giancarlo Siani o molti altri, o facendo semplicemente il proprio dovere di magistrato o giudice, come facevano Giovanni Falcone o Paolo Borsellino.
Tutte queste persone erano persone comuni, prima che la mafia li ammazzasse, prima che diventassero dei punti di riferimento per chi ha deciso di portare avanti l’operazione di disgregazione del tessuto sociale mafioso, per chi ha deciso, in definitiva, di essere uno scassaminchia, ovvero di rompe le uova nel paniere della mafia, di smascherarla e metterne in luce tutti gli aspetti. Ma che significa veramente occuparsi di mafia e di antimafia? Come incide sulla propria vita?
Ne parliamo con:
* SALVO VITALE – Giornalista e cofondatore con Peppino Impastato di “Radio Aut”
* PINO MANIACI – Giornalista di Telejato
* CHIARA CAPRÌ – Associazione “ADDIOPIZZO”
* ROSARIO CAUCHI - Giornalista
* GAETANO PACI – Sostituto Procuratore della Repubblica di Palermo
* PIF – Vj MTV
[15.00 - 18.00] “SOCIOLOGIA DELLA SOCIETÀ MAFIOSA”
La mafia è un fenomeno che viene da lontano, e che pure oggi è ancora attuale, irrisolto e anzi continua ad essere quasi un fenomeno di costume, che ci identifica.
La mafia è un sistema molto strutturato, che si basa su determinati rapporti di forza, gerarchie sociali e ruoli precostituiti. Di certo la mafia non è più solo (ammesso che lo sia mai stata) lupara, ricotta e coppola, ma cos’è oggi? Forse riuscire ad inquadrare questo sistema da un punto di vista sociologico può aiutare a comprendere come la mafia riesca ancora oggi a penetrare così fortemente in molte comunità, fino a rappresentare non più l’anti-qualcosa, ma IL modo giusto e legittimo di intessere e gestire i rapporti sociali, economici, politici.
Cerchiamo di affrontare questo tema particolarmente delicato con degli importanti studiosi italiani:
Ne parliamo con:
* UMBERTO SANTINO – Scrittore e Direttore del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo
* ALESSANDRA DINO – Docente di Sociologia giuridica Università di Palermo
* MARCO SANTORO – Docente di Sociologia Università di Bologna
Mercoledì 13 Ottobre
Aula magna edificio D6. Polo delle Scienze sociali di Novoli
[9.30 – 12.30] “LE STRAGI DIMENTICATE”
La storia d’Italia è costellata di stragi di mafia: vicende sanguinarie, che negli anni hanno colpito da magistrati, a carabinieri, a giornalisti, a studenti, a persone del tutto comuni, a bambini.
Le stragi di mafia, oltre a rappresentare un immenso dolore per i parenti delle vittime, sono intimamente intrecciate al corso di vicende politiche che hanno segnato per sempre la storia d’Italia.
Fare luce sulle stragi, significa quindi spazzare via il cono d’ombra che avvolge interi periodi della storia del nostro paese, facendo una vera e propria operazione di ricostruzione di pezzi di storia, chiusi in cassetti personali o protetti da Segreto di Stato. Con questa plenaria vorremmo provare a fare una piccola operazione di questo tipo, avvalendoci del prezioso contributo degli intervenuti. Vorremmo provare a portare in evidenza il filo rosso che collega alcune stragi degli anni ’80, con le stragi del periodo ’92-’93, e con gli eventi politici che sono accaduti prima, durante e dopo, nella convinzione che raccontare le storie che molti vorrebbero fossero dimenticate e mettere in fila degli eventi può darci una maggiore consapevolezza di ciò che è stato, ma anche una chiave in più per interpretare il presente, e a darci l’indignazione e la forza sufficienti per cambiarlo.
Ne parliamo con:
* PAOLO BOLOGNESI – Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime Strage di Bologna 2 Agosto 1980
* LIBERO MANCUSO – ex Magistrato
* SALVATORE BORSELLINO – Movimento “Agende Rosse”
* LUCA TESCAROLI – Sostituto procuratore della Repubblica di Roma
* GIOVANNA MAGGIANI CHELLI – Portavoce dell’Ass. tra i familiari delle vittime della Strage di Via dei Georgofili
* GIUSEPPE LO BIANCO – Scrittore e Giornalista de “Il fatto quotidiano”
[15.00 – 18.00] Proiezione di “ROSARNO: IL TEMPO DELLE ARANCE”
con la partecipazione di Nicola Angrisano di Insu^TV
Questo documentario fa parte del circuito NOMADICA, un progetto che abbiamo deciso di sostenere e suppportare. Nomadica è un festival internazionale di arte e cinema, un circuito di distribuzione dal basso, un progetto di ricerca nel campo delle arti cinetiche. Festival anomalo che capovolge tutte le regole solite e che andrà avanti per un periodo indefinito, composto dalle opere di decine di autori, di diversa nazionalità. Nomadica è una struttura dalle molteplici finalità, tutte proiettate verso nuove possibilità di produzione, sostegno e diffusione di autori e artisti che lavorano in modo autonomo, Per un cinema povero, aperto, soggettivo!
Per maggiori informazioni: www.nomadica.eu
Giovedì 14 Ottobre
Facoltà di Agraria – Piazzale delle Cascine
[18:30] Spettacolo teatrale: “GEORGOFILI, UNA VIA UNA STRAGE”, di e con Saverio Tommasi.
Spettacolo recitato e scritto da Saverio Tommasi con la supervisione dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage di Via dei Georgofili.
Un lungo monologo di un’ora che racconta, in maniera dettagliata, terribile e coinvolgente, la strage di via dei Georgofili a Firenze ma anche i fatti antecedenti e precedenti: le sette stragi del ’93–’94, i processi, le bombe, le condanne passate in giudicato, la mafia, i colletti bianchi, i colpevoli in carcere e quelli ancora a volto coperto: le ipotesi, la ricerca della verità.
Musiche di scena scritte e interpretata dal gruppo musicale Manfred Von Richthofen.
Lo spettacolo ha debuttato in forma di studio nel maggio 2007 in una serata organizzata dalla stessa Associazione dei Familiari delle Vittime nel 14esimo anniversario. Lo spettacolo ha raggiunto nel tempo una forma di completezza ed è ora rappresentabile in tutta Italia in una nuova veste e formatotalmente a memoria. Il testo è stato pubblicato nell’omonimo libro “Georgofili, una via una strage”, con la prefazione di Rita Borsellino e un’introduzione di Giovanna Maggiani Chelli (associazione tra i familiari delle vittime). Marzo 2010: il libro/testo teatrale è uscito anche in inglese: “Georgofili, a street massacre”, con traduzione a cura di Lisa Clark.
Gennaio 2010: tre anni dopo la sua prima versione lo spettacolo è stato aggiornato con un post finale relativo alle nuove, continue rivelazioni: da Massimo Ciancimino alle ammissioni di Pietro Grasso, da Violante a Mancino passando per Berlusconi e Spatuzza. Decidendo così di riproporre lo spettacolo, in questa nuova veste aggiornata, con la modalità del teatro d’appartamento.
“Memoria” deriva da una radice sanscrita, e significa “pensare”.
“Georgofili, una via, una strage” è un modo per far conoscere alle nuove generazioni un tragico pezzo della vita di questo Paese, ma anche un modo perché ciò che è stato mai più accada.
Saverio Tommasi

