Il programma

Gli incontri si svolgeranno nell’Aula Magna, Edificio D6, Polo delle Scienze Sociali di Novoli

Martedì 18 Ottobre

ore 10.00: “Se intercettando….”- la mafia, le intercettazioni e i reati finanziari
Molti dicono che la mafia non esiste più, che è un fenomeno ormai quasi debellato, ma nella realtà essa ha semplicemente cambiato veste; è diventata imprenditrice di successo, agenzia di collocamento, sistema parallelo di sicurezza, fonte di credito…

Parallelamente a questa trasformazione, si sono modificati anche gli strumenti utilizzati dalle organizzazioni criminali. Oggi la mafia non spara più, ma attua una attenta gestione economica delle proprie risorse, con operazioni finanziarie sempre più complesse, grazie ai legami con la cosiddetta mafia dei colletti bianchi. “U’Mafiusu” non è più il folkloristico stereotipo di tanti souvenir, ma lavora con internet e cellulari, muovendo grossi capitali.

La tracciabilità dei movimenti finanziari e l’utilizzo delle intercettazioni e dei tabulati telefonici forniscono al giorno d’oggi delle grosse potenzialità in fatto di lotta alle organizzazioni criminali, e lungo sarebbe l’elenco delle indagini nate o delle rivelazioni ottenute grazie ad esse. Gli ultimi provvedimenti legislativi, però, sono intenzionati a porre serie limitazioni all’uso delle intercettazioni da parte della magistratura, ostacolando così, oltre alla libertà d’informazione e all’informazione, la capacità stessa di azione e prevenzione da parte dello Stato.

Sembra chiaro il tentativo di rendere inutile ed inutilizzabile uno strumento fondamentale per il perseguimento di reati di matrice mafiosa, che solo a stadi avanzati delle indagini si palesano come tali. Inoltre, spesso questo strumento permette di rendere pubblici reati commessi dalla classe politica, reati che altrimenti resterebbero sepolti sotto un silenzio imbarazzante.
Quanto contano le possibilità tecnologiche, in primis le intercettazioni, nella lotta alla mafia moderna?

Ne parliamo con:

* ANTONIO INGROIA – Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Palermo

* GIOVANNA MAGGIANI CHELLI – Associazione “Tra i Familiari delle vittime della strage di via de’ Georgofili”

* ROBERTO PENNISI – Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia

* RANIERI RAZZANTE – Università di Bologna, Presidente Aira

ore 15.00: “Mafiopoli”- Mafia&Politica

La mafia si dissocia dallo Stato” titolava uno degli ultimi numeri de “Il Vernacoliere”, il famoso giornale satirico livornese. Ma la satira, come sempre per natura, rimanda ad una tragica verità.Che la nostra classe politica ormai si affanni a nascondere, con buona pace della tanto cara “fiducia nella politica”, troppi scheletri in tanti armadi è cosa che purtroppo non stupisce più. Corriamo però il rischio, tra le amicizie di una “escort” e di un giovane imprenditore, di perdere di vista quegli intrecci nascosti che invece sono il primo problema della classe dirigente di questo paese.La mafia è arrivata così in alto, così in profondità, che sorge spontaneo il dubbio: si può ancora parlare di “infiltrazioni” o dobbiamo chiamarla “gestione mafiosa”? Del resto, è sempre più difficile capire se si tratta di politici che vengono corrotti dalla mafia o di uomini della mafia che entrano nell’agone politico.
Nel momento in cui figure di spicco del panorama politico del Paese, a volte anche appartenenti alle più alte cariche del Governo, finiscono in odore di mafia, con quale biglietto da visita lo Stato Italiano si presenta davanti alla sfida della lotta alla criminalità organizzata? Quali sicurezze ci possono essere di un effettivo impegno e interesse del mondo politico in tale senso?L’amministrazione della cosa pubblica sta diventando sempre più l’amministrazione di cosa nostra?Ne parliamo con:

* DANILO AMMANNATO – Avvocato penalista

* CARLO BACCETTI – Docente Università di Firenze

* NINO DI MATTEO – Sostituto Procuratore della Procura di Palermo

* GIOVANNA MAGGIANI CHELLI – Associazione “Tra i Familiari delle vittime della strage di via de’ Georgofili”

* ROBERTO SCARPINATO – Procuratore Generale, Corte di Appello di Caltanissetta

Mercoledì 19 Ottobre

ore 10.00: “La mafia è una montagna di M…”- Il Business dei rifiuti

La criminalità è la più grande, potente e pervasiva azienda del Paese, con un patrimonio elevatissimo. Uno dei campi che permettono alle organizzazioni mafiose di accumulare capitale e ricchezze è quello dei rifiuti, in un panorama italiano fatto di discariche abusive, di spostamento di rifiuti dal nord al sud Italia, di smaltimenti illeciti di sostanze di ogni tipo.

Il caso più emblematico è senza dubbio quello di Napoli e della Campania, dove la situazione è esplosa all’attenzione dell’opinione pubblica, ma in gran parte del paese vengono covati da tempo scenari analoghi, con la mafia che si arricchisce inserendosi in meccanismi di incapacità o inadeguatezza o connivenza o collusione di amministrazioni locali, enti pubblici e accademia.

Quante altre “emergenze” ci aspettano? Quanto costa alla comunità il business criminale di rifiuti in termini economici, sanitari e sociali?

Ne parliamo con:

* DESIREE DIGERONIMO – Sostituto procuratore della Procura di Bari

* DOMENICO IANNACONE – Giornalista

* ANTONIO PERGOLIZZI – Legambiente nazionale. Rapporto Ecomafie

* PAOLO RABITTI – Ingegnere, consulente Procura di Napoli

ore 15.00: “Mafia in Toscana e al Nord”

L’immaginario collettivo ci spinge spesso a pensare alle cosche mafiose come ad una realtà folckloristica circoscritta nel Sud Italia che controlla interi paesi, città, regioni. Fino a qualche anno fa chi affermava che le mafie esistessero anche al Nord era considerato un catastrofista, oggi ci si è resi conto che le mafie sono in tutta Italia dal più piccolo paesino della Sicilia o della Calabria fino a Milano o in Valle d’Aosta.

Magari cambia il modus operandi, ma sono sempre le stesse Cosa Nostra e ‘Ndrangheta ad agire. Se al Sud si denota profondamente la presenza delle mafie in ogni aspetto della vita, anche quella quotidiana (dall’ottenere un posto di lavoro, alla collusione dello stato, alle attività illecite), al Nord questa presenza sembra più larvata, ma non per questo meno incisiva.

Difatti il centro-Nord è il sito nel quale le mafie riciclano i soldi derivanti dalle attività illecite svolte magari al Sud, o in “gemellaggio” con organizzazioni di stampo mafioso all’estero, controllano la commercializzazione delle droghe o lo smistamento dei rifiuti, l’immigrazione clandestina, la contraffazione, la riduzione in schiavitù di connazionali e non.

Poi ci sono mafie, come quella cinese, che operano solo all’interno delle stesse comunità formate da connazionali e che risultano quindi molto difficili da perseguire. Nelle regioni del Nord come anche in Toscana le mafie sono ormai profondamente radicate specie dove non c’è crisi, dove i soldi girano, dove possono ottenere appalti e aprire un gran numero di esercizi commerciali, anche di modeste dimensioni e dove possono immettere le grandi liquidità di cui dispongono.

Ormai molti imprenditori del Nord non sono più vittime delle cosche, ma ne fanno parte in maniera organica.

Ne parliamo con:

* CHIARA CAPRÌ – Autrice di “Lanterna nostra”

* SALVATORE CALLERI – Fondazione Caponnetto

* ENZO CICONTE – Docente Università Roma 3

* ANTONELLO MANGANO – Scrittore, autore de “Sì alla lupara, no al cous cous. Mentre la Lega vietava il kebab, la `ndrangheta si mangiava la Padania”